Mostra
Arte
Nel cuore di Palazzo Santa Maria, Hurriya intreccia mare, terra e memoria: le opere di ottoeffe incontrano la materia antica delle riggiole, aprendo un dialogo poetico sul Mediterraneo e sulle libertà cercate.
Dall’8 luglio al 31 agosto 2026 Palazzo Santa Maria, a Camerota, ospita “Hurriya. Visioni Mediterranee”, mostra di ottoeffe, artista napoletana il cui lavoro attraversa illustrazione, stampa, disegno, ricamo, collage e ceramica. Il vernissage è in programma mercoledì 8 luglio alle ore 21:00, nella cornice del MU.T.R.A.C. – Museo della Terracotta e della Riggiola Antica Campana, luogo che accoglie l’esposizione con una naturalezza rara, quasi necessaria.
“Hurriya” è una parola araba che significa libertà. Nel progetto di ottoeffe questa libertà assume una forma precisa: è libertà di movimento, diritto alla scelta del proprio luogo nel mondo, possibilità di attraversamento, tensione verso un approdo. Il Mediterraneo diventa il grande spazio simbolico della mostra: mare di scambi, rotte, relazioni, memorie, frontiere, partenze e ritorni. Un mare che unisce culture e geografie, che conserva tracce, che restituisce storie, che trattiene anche ciò che non riesce ad arrivare.
Le opere nascono da una ricerca avviata a partire dallo studio dei reperti del Museo Archeologico Provinciale di Salerno e della collezione di ceramiche del Museo Tafuri. Da questo primo nucleo, l’indagine dell’artista si è allargata al Mediterraneo come spazio culturale complesso: luogo di interscambio prima, confine poi, superficie attraversata da speranze, lacerazioni, desideri, naufragi, sopravvivenze. Il risultato è un corpus visivo fatto di stendardi tessili e opere in ceramica, pensate come possibili reperti archeologici del presente.
Gli stendardi tessili richiamano simbolicamente elementi, segni e forme culturali dell’area mediterranea. Si presentano come vessilli di appartenenza e attraversamento, superfici mobili, fragili e insieme solenni, sulle quali la memoria si fa immagine. Le ceramiche, invece, assumono la forma di reperti: frammenti, presenze, testimonianze. Oggetti che sembrano provenire da un tempo remoto e che parlano con forza del nostro tempo. Dentro queste forme si depositano immaginari e desideri infranti, voci rimaste sospese, storie di chi nel mare ha cercato una possibilità e ha incontrato una soglia estrema.
La scelta del MU.T.R.A.C. come luogo espositivo amplifica il senso dell’intero progetto. Il Museo della Terracotta e della Riggiola Antica Campana custodisce una collezione che racconta la materia, il decoro, la casa, il lavoro artigiano, la sapienza delle mani, la relazione tra uso quotidiano e bellezza. Le riggiole non sono semplici elementi ornamentali: sono superfici abitate, tracce di ambienti domestici, frammenti di architetture intime e collettive. Portano con sé il segno di una cultura materiale che ha attraversato generazioni, botteghe, case, chiese, palazzi, territori.
In questo contesto, le opere di ottoeffe trovano una risonanza profonda. La ceramica contemporanea dialoga con la ceramica antica, il reperto immaginato incontra il reperto custodito, il Mediterraneo dell’artista entra in relazione con quello già inscritto nelle collezioni del museo. Le riggiole del MU.T.R.A.C. raccontano un Sud fatto di terra, fuoco, colore, manifattura, transiti culturali. “Hurriya” introduce in questo racconto una tensione ulteriore: quella del movimento umano, della libertà cercata, della frontiera come ferita e come domanda.
Palazzo Santa Maria diventa così un luogo di attraversamento. Le sale del museo, immerse nella storia del borgo antico di Camerota, accolgono una mostra che parla di mare senza limitarsi alla sua bellezza paesaggistica. Qui il Mediterraneo viene guardato come archivio vivo, come spazio politico e poetico, come geografia dell’umano. La mostra invita a sostare davanti alle opere con uno sguardo lento, capace di riconoscere nelle forme, nei materiali e nei simboli una stratificazione di significati.
ottoeffe, nome d’arte di Filomena Filosa, costruisce una ricerca che si muove tra l’onirico e il reale, con una particolare attenzione alla condizione femminile e ai processi collettivi di produzione del sapere. Il suo lavoro nasce spesso da pratiche laboratoriali, da incontri, da collaborazioni, da momenti in cui la ricerca individuale si apre al confronto. Anche in “Hurriya” questa dimensione è centrale: l’opera non si presenta come gesto isolato, prende forma dentro una rete di relazioni, contesti, comunità, memorie condivise.
Le opere in esposizione sono infatti la restituzione della residenza intrapresa dall’artista durante la seconda edizione di Assafà Festival, svoltasi a Salerno nell’ottobre 2025. L’edizione, dal titolo “Altri fiumi, altri mari e altre storie di Salerno”, ha posto al centro l’acqua come elemento identitario e narrativo della città: risorsa vitale, simbolo, memoria collettiva capace di attraversare epoche e luoghi. La ricerca di ottoeffe, sviluppata durante la residenza presso i Morticelli, si è trasformata in un’indagine condivisa grazie alla collaborazione con l’Associazione di quartiere Sant’Andrea nell’Annunziatella, la sartoria popolare di Salerno e il ceramista Carmine Sorrentino.
Il passaggio da Salerno a Camerota apre un nuovo capitolo del progetto. “Hurriya” arriva al MU.T.R.A.C. portando con sé la memoria della residenza, la trama dei laboratori, la materia ceramica, il segno tessile, la riflessione sulle migrazioni e sulle molte resurrezioni della libertà fondamentale: scegliere dove stare, dove andare, dove ricominciare. In questo passaggio, la mostra assume un’ulteriore densità. Camerota, luogo di mare e di terra, borgo sospeso tra radici e orizzonte, diventa una nuova soglia interpretativa.
La presenza della mostra a Palazzo Santa Maria nasce anche da una rete di affinità, amicizie e visioni condivise. I festival, le residenze e i luoghi culturali sono fucine di idee: spazi nei quali le intuizioni maturano, si incontrano e diventano realtà. Da questo intreccio prende forma l’arrivo di “Hurriya” a Camerota, presso la sede della Fondazione Meeting del Mare C.R.E.A., in un museo che per vocazione mette in dialogo patrimonio, territorio e linguaggi contemporanei.
“Hurriya. Visioni Mediterranee” è una mostra che chiede di guardare i materiali come se fossero voci. Il tessuto parla di viaggio, protezione, identità. La ceramica parla di terra, fuoco, memoria. Il mare parla di passaggi, promesse, assenze. Il museo parla di radici, cura, conservazione. Tutti questi elementi costruiscono un racconto unitario, intenso, necessario: un racconto sul Mediterraneo come spazio di bellezza e responsabilità, come luogo fisico e mentale, come grande archivio delle libertà cercate.
La mostra sarà visitabile gratuitamente a Palazzo Santa Maria, Camerota, dall’8 luglio al 31 agosto 2026, tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 22:00. Il vernissage si terrà mercoledì 8 luglio alle ore 21:00.
Foto: Chiara Solimene
